È nata Educazione Cinica

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Eliminiamo i filtri e liberiamo il cinismo che è dentro ognuno di noi. Questa è Educazione Cinica.

Siamo una Video Agency che lavora a Milano nel XXI secolo e questo significa tre cose: tantissimi stimoli, tantissimo lavoro (fortunatamente) e pochissimo tempo libero.

A un certo punto abbiamo deciso, un po’ per gioco, di creare uno spazio in cui testare nuovi linguaggi: liberi da brief, scadenze e regole da rispettare.

La pagina si chiama Educazione Cinica.

L’idea è quella di prendere delle situazioni comuni in cui vorremmo reagire in un determinato modo, ma per diversi motivi non lo facciamo (regole sociali, timidezza, paura delle conseguenze). Ecco, su questa pagina togliamo i filtri e cerchiamo di liberare il cinico che c’è dentro ognuno di noi.

Ad esempio: sei in coda al supermercato e la signora davanti a te inizia a contare i centesimi, uno ad uno. Cosa le dici? “Prego signora, faccia con comodo”.

Al contrario, cosa le diresti in tutta onestà?

 

Il primo video è partito col botto, tanto da attirare tantissime persone che hanno capito l’ironia e forse uno che l’ha interpretato in modo didascalico.

A poche ore alla pubblicazione è partita una segnalazione anonima a Facebook, che ha deciso di eliminare il video. Il motivo? Promozione del suicidio o dell’autolesionismo.

Il messaggio che abbiamo ricevuto da Facebook

In pratica l’algoritmo di Facebook ha interpretato la frase “mi riempio di pastina e mi butto dal balcone” come un incentivo a farla finita.

Ecco alcuni commenti dalla community:

‍Attenzione a non guardare video di nudo su Facebook.
‍Altre vecchiette pericolose in circolazione
‍Attenzione anche ai cartoni anni ‘80

Dopo vari contatti con il customer care di Facebook siamo riusciti a far ripubblicare il video. Così, per stemperare i toni, siamo tornati all’attacco con il secondo e terzo video della trilogia “La vecchia al supermercato” (anche perché li avevamo già girati). Ecco l’epilogo, ricco di colpi di scena:

 

Dopo i primi tre filmati ci siamo seduti per pensare alle puntate successive. Volendo alzare il livello di provocazione, eravamo indecisi tra temi come l’immigrazione e l’omosessualità o comunque volevamo fare le nostre riflessioni “ciniche” su argomenti che potessero dividere.

Alla fine abbiamo deciso di posticipare il momento in cui entreremo a gamba tesa su questi temi, per trattare (ancora per un po’) situazioni comuni, in cui tutti possano identificarsi.

A quanti è capitato di giocare a nascondino e dover affrontare questa agonia?

 

E quanti hanno dovuto esprimere meraviglia di fronte ad un disegno di dubbia fattezza?

 

Le lezioni non finiscono qui. Ci siamo quindi cimentati in due video ambientati durante un pranzo con i suoceri. L’idea è quella di sperimentare una micro-serialità. Il secondo video infatti può essere capito solo da chi ha visto il primo.

Il meccanismo si sta rodando: anche in queste situazioni il protagonista inizialmente è sopraffatto dagli altri, per poi trovare, all’ultimo secondo, una via per uscirne vincitore. Se così si può dire…

 

Ed ecco la seconda puntata: il contrappasso del contrappasso.

 

Qualche numero

63.000 fan e quasi 3 milioni di views in quattro mesi. Sono tante o poche? Non stiamo dando retta ai numeri, ma ci facciamo guidare dalla pancia. Detto questo c’è qualche dato interessante che vorremmo condividere.

1. Ogni video all’inizio crolla

Chi si occupa di video marketing lo sa già. Le views del contatore di Facebook si riferiscono ai primi tre secondi di visione. Poi una porzione, più o meno grande, lascia e passa altro. Questa è una schermata (visibile solo agli amministratori) del nostro video più visto:

‍Le analytics private del video “Disegni che non vorresti mai vedere”

Dopo i primi 15 secondi c’è una caduta di attenzione, per cui il 50% degli utenti ha chiuso il video. È però positivo che tra il 50% e il 35% delle persone è rimasto attaccato al video guardandolo fino alla fine, per poi mollare il colpo con il cartello finale. Cosa impariamo? Che se il cartello finale è rilevante, deve essere più breve e deve cambiare in ogni puntata. Per il resto, il grafico è ottimo!

2. I sottotitoli sono obbligatori

Vediamo un’altra schermata riferita allo stesso video. Concentratevi sul dato in basso:

  • Audio attivo: 65%
  • Audio non attivo: 35%

Significa che circa un terzo degli utenti ha guardato il video da smartphone, senza attivare l’audio. Perché? 

Perché sono in metro o sono al lavoro… in situazioni in cui non hanno la possibilità di ascoltare.

Certo, senza i sottotitoli alcune di queste persone avrebbero attivato l’audio. Altre invece le avremmo perse.

Premettendo che i sottotitoli li odiamo, perché depotenziano le battute, bisogna ammettere che ormai sono un must.

3. I video su Facebook possono avere una seconda vita.

Per come è fatto Facebook, i contenuti ti passano davanti. Se li intercetti bene, altrimenti finiscono giù nel dimenticatoio.

In linea di massima è vero, in alcuni casi ci sono dei contenuti che, per varie ragioni, hanno un secondo momento di popolarità. Torniamo alla schermata precedente e guardiamo il grafico:

Il video ha un picco di visualizzazioni appena dopo la pubblicazione, poi rimane dormiente per più di un mese e ha un secondo picco da fine aprile a metà maggio.

Non abbiamo investito in adv, quindi ipotizziamo che sia stato condiviso da uno o più utenti con un seguito importante (sì, degli influencer) che hanno quindi riattivato le condivisioni spontanee del video.

Queste “fiammate” vanno raccolte e distribuite sugli altri video del canale. Abbiamo quindi inserito dei commenti sotto ai filmati più popolari, per spostare gli utenti da un contenuto all’altro.

4. Investire in adv è obbligatorio

Il 95% delle visualizzazioni del canale sono organiche, è però imprescindibile stanziare del budget per intercettare la prima cerchia di utenti. Perché Facebook è un luogo affollato e se non spendi non avrai la tua chance di giocartela.

Come ci siamo mossi:

  • Abbiamo creato delle inserzioni, testando diverse audience, fino ad intercettare gli utenti più performanti secondo un parametro: chi ha il costo per condivisione più basso. Non cerchiamo chi ci fa spendere poco a visualizzazione, ma chi tramuta la nostra spesa in un’estensione organica del pubblico.
  • Non sempre chi ha guardato il video si ricorda di lasciare un like alla pagina. Questo post sponsorizzato (sempre attivo con un budget giornaliero) viene mostrato solo a chi ha visto almeno il 75% di uno dei video.

È quindi una persona che ha apprezzato il video, tanto da guardarlo fino alla fine, ma si è “dimenticato” di mettere il like.

Ecco che quindi battiamo il ferro finché è caldo: sull’onda dell’entusiasmo gli ricordiamo di legarsi alla pagina. Per sempre.

E da domani?

Stiamo scrivendo le prossime puntate, oltre a pensare a dei formati più leggeri per alimentare la pagina.

I video sono i contenuti più importanti, oltre ad essere quelli che generano più coinvolgimento (non solo per Educazione Cinica). Servono però immagini e gif per tenere alta l’attenzione tra una produzione e l’altra.

Certo, fare una battuta surreale in 5 secondi non è facile. Ma ci stiamo lavorando.

Nell’attesa metti un like premendo il tasto con molta arroganza!

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